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---BLOG CHIUSO IN VIA SEMI/DEFINITIVA--- si, ho cambiato idea come una puttana isterica, e allora? in fondo, sono solo stronzate. p.s. non scrivete comunque, gente. p.p.s. le zoccole possono pure scrivere. ma niente mail lunghe, nome e numero sono sufficienti. p.p.p.s. basta il numero.

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lunedì, 06 luglio 2009

D.T.

ovvero

Sto bene, davvero.


le parole che
sentivi di dovermi dire, stretta
nel lino di coperte che non sono le mie,
dovevano saper di sabbia
in bocca
e di ferro sul costato.

perché arsero la tua lingua
e inchiodarono il fiato nei polmoni, colpevoli
nell'atto preciso di espirare.
e il silenzio nacque, come spesso, dalla paura.


Le luci si inseguono rapidissime nella cornice stretta del finestrino.
Chi mi ama davvero?
Unisco i puntini delle parole con cui gioco, nulla è cambiato dai mattoncini che assemblavo e dalle storie che rubavo ai telefilm della mattina per animarli, sono gli stessi giochi e sono il medesimo io stesso. Dimentico le date e mi racconto che sia indole, un vezzo quasi, una di quelle sfumature che mi ricalco sul viso se mi osservo in controluce, eppure so bene che non è così, la mia è paura, da manuale.
Il tempo mi appesantisce con la sua vastità, le molteplici possibilità che esso comporta e le scelte che facciamo per cercare di trovare un percorso: il nostro comune costruirci una vita tramite azioni e reazioni, illudendoci di avere un qualunque controllo, o se così non è, illuderci allora che il controllo su ciò che avviene sia in mano a un dio o a qualche suo sottosegretario in terra che ci possa aiutare, che possa vegliare su di noi.
Eppure nessuna scelta è utile.
Fate figli, voi. Che figlino un giorno anche loro e lo stesso facciano poi i vostri nipoti.
L'umanità prende tempo in attesa della rivelazione, della verità.
La verità è che non saremo salvati. Saremo polvere secondo i più ottimisti.
Bloccato nelle zone d'ombra della mia parabola evolutiva cerco una strada che non porti da nessuna parte, resto in rotonda a fare i freni a mano e dei vostri tempi "casello a casello" poco me ne cale.
Dovresti volerti più bene e non finire la bottiglia di mezcal.
Dovreste volermene di più voi e servirmene ancora fino a che non mi vedrete esangue, cadere a terra e coprire il mio sangue.

Signore delle steppe di cemento e delle luci al neon
signore della wodka
dammi fuoco e non farmi svegliare domani
prima delle tre
Rendimi degno di te.
Signore delle gonne corte e delle gambe bianche
signore delle donne inginocchiate
tagliami gola e lingua, non farmi svegliare
senza caffè
Rendimi fiero di te.

Il genio è Welles, io sono il riflesso delle possibilità mancate. Una sciarada con il ghiaccio nel bicchiere, whisky a tintinnare mentre le dita, in vecchio stile, lo alchimizzano e si tuffano dove io non sopravviverei un minuto. Trenta secondi col fiato che mi ritrovo.
Il figo è Dean, io c'ho una peugeout, obbiettivamente: dove cazzo voglio andare?
Benzinai alla deriva, a mezz'aria galleggiano senza peso, fatti dei loro effluvi mentre un pasticcere trozkijsta del sud italia canta e balla! Questo vedo quando chiudo gli occhi.
Pirati che soggiogano gli stupidi! Le Luci relegate a marionette intontite e deliranti, per la fame, per la rabbia, e per la paura. Anche questo vedo.
Non chiedermi perché non dormo.

NON DORMO - stop - PORTA ANSIOLIT E BOURBON  - stop - E LE mutandine NERE - stop - QUI È CALDO - stop - DELIRO - stop - DELIRIO - stop - E TREMO. - stop -

Tatuaggi che sculettano verso il bagno, dalla prospettiva privilegiata del mio letto li osservo mentre scivolo sul comodino in cerca di un accendino. Li guardo ondeggiare su quei fianchi che sono diventati di colpo forme prive di significato: si sono svuotati, all'improvviso e per di più in sincrono preciso con le mie palle, ed è difficile non notare la coincidenza. Se non la noti, la differenza di cui sopra, dicono che sia amore.

Gli autogrill sono belli di notte e le donne, sinceramente, vorrei scoparle tutte. Credo di amarle tutte, di volere bene a poche di loro e di rispettarne ancora meno. Con gli uomi è peggio, cazzo.

Cerco i motivi per prendere l'uscita giusta e tornare a casa anche stanotte. Li conto, i motivi di cui sopra,  sulle dita della destra e ne avanzano abbastanza per tenere in mano il joint.

God bless ya, kids.

Buon ritorno a casa. Non aspettate alzati.

postato da: rimaniamoamici alle ore 05:29 | link | commenti (5)
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venerdì, 16 gennaio 2009

Lettera per voi


della serie: "quando valevo qualcosa"


Questa lettera è per una vecchia amica.
Ieri, verso le 2:00 di un qualunque lunedì ho affondato un'altra volta i denti nella carne docile del suo collo. Lei non è mia in alcun modo, mai. Ma ci si scambia attenzioni di quando in quando e credo che le vada bene così, e so che forse lo credo perché a me non spiace affatto affittarle le mani e i ventricoli per qualche ora e lei non chiede nulla di più, mai.
Ieri, alle 3:14 precise dell’ennesimo lunedì la guardavo dormire. Ho osservato per qualche minuto il suo seno alzarsi ritmico sulle battute dei suoi respiri e ho desiderato che sparisse da quel letto, per sempre. Ho desiderato che smettesse di ingombrare gli interstizi che condividiamo, che si allontanasse fino a confondersi con le scenografie, ho sperato che implodesse con un rumore breve e sordo.
Questa lettera è per un giovane nemico di vecchia data.
Giovane perché ha combattuto così poche battaglie che non sa nemmeno chi sia il suo rivale, al più m’immagina. Nemico, solo perché nato in un territorio troppo indisciplinato per non farsi invadere. Ha più diritti di me su quell’ansimare che nel suo letto latita da anni e che nel mio è invece divenuto così regolare che oramai mi nausea, io lo so e vi giuro che mi arrenderei se solo l’armistizio contemplasse “una sant’elena anche in comproprietà”.
Questa lettera è per te che sei strana.
Ed è strano definirci amici, non so nemmeno quanta wodka bevi prima di sboccare e non t’ho mai sfiorata e posso solo sperare che il dio dell’inganno ci mantenga sempre abbastanza sobri o abbastanza sbronzi da restare ininterrottamente lontani l’uno dai dolori dell’altra. Parliamo più di quanto non abbia mai parlato con le mie amiche vere ma mentre parli capita che ti annoi, e allora per rispondere alla noia giochi a fare quella che gioca ad annoiarsi. E mi annoio io. Le scatole cinesi non sono mai fini a se stesse, non lo sapevi, piccola?
Questa lettera è anche per lui, lui che ti ama piano, perché non vuole disturbarti mentre lo abbandoni su una strada trafficata da gentaglia del mio calibro.
Lui è mio amico, lo sapevi? L’amicizia è elettiva e io lo eleggo amico senza volerne sapere il nome,
perché gli sconfitti mi piacciono e io piaccio ancora di più a loro. Me lo leggono negli occhi che perdere è la prima delle tante cose che ho imparato a fare.
Questa lettera è per una che mi ha inciso.
Il primo colpo fa sempre più paura che male, ormai lo so. Sento distintamente l’arcata sopraccigliare lacerarsi mentre un rivolo di sangue si fa strada fino al mento, mi accontenterei di resistere solo un altro colpo, solo un altro.Lei non lo sa che se ho imparato a sanguinare solo lo stretto necessario è per potermi dissanguare un giorno alla volta, e ogni giorno fare un passo nuovo e ad ogni passo arrivare un passo più lontano da lei.
Questa lettera è per lui che si gode la vita al posto mio.
C’è sempre spazio per odiare qualcuno in un’anima bassa come la mia, eppure io non ti odio. Dormi nei letti che scaldo e rimargini le ferite che mi diverto a lasciare aperte, tu sei semplicemente migliore di me. E come potrei competere con questo? Come si combatte l’adeguatezza?
Questa lettera è per me perché ogni lettera è un po’ per chi la scrive.
Io che non ho mai saputo amare.
Io che sono cattivo e infame e disonesto.
Io che mi sono stufato di sentire il suono della mia voce.
Io che mi chiedo quando mi stancherò anche di leggerla.




postato da: rimaniamoamici alle ore 01:20 | link | commenti (21)
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giovedì, 08 gennaio 2009

neve


Odio tutti.

Non lo dico per dire. Cioè, un po' si. Lasciamo stare.
Credere in una relazione vuol dire indebolirsi. Stesso affare l'amicizia, temo, eppure ho un sacco di amici e svariate puttanelle in cui devo dire di credere, in una certa misura, in un certo modo.
E non mi sento debole, affatto.

Lei è molto più giovane di me, molto più carina di quello che merito per i miei peccati, penso mentre parcheggia.
La neve è tabula rasa sulle strade, i lampioni hanno l'appoggio ideale per guastare il buio ed io ringrazio dio per le termiche, maledico satana per il barolo a cena e nel mentre corro come un figlio di puttana.
Il locale è piccolo, la gente mormora, il barman lo conosco e fuori continua a nevicare fottutamente: tra un paio di drink la serata sarà quasi perfetta.
Dice che vuole andare in pista, la musica è alta.
- No, io non ballo.
- Perché?
- Sono eterosessuale e ho una dignità.
Mi fa segno che vuole tirare, la musica è ancora più alta, troppo per parlare.
Le faccio segno che per me può tirarsi la periferia nord est di Bogotà. Una frase difficile da mimare, specialmente quando sei ubriaco.
Per il resto è solo gin tonic e mani sul suo culo
e non mi sembra che le parole che dice abbiano senso
e probabilmente flirta con un paio d'illustri sconosciuti
e poi dice che potremmo andare
e finge di doversi appoggiare
e dice che non vuole guidare
e che è ubriaca
e che non ha sonno.

Adoro le puttane, sono facili.
Le mie mani se ne vanno appoggiate nello stesso posto di prima, si staccano solo per afferrare il volante e per cercare una sigaretta, il fumo asciuga ma non posso fare a meno di pensare che il mio cuore è rimasto lì, in quel locale, con quei gin tonic abbandonati sfiniti sul bancone.
Io lo so, loro lo sanno: ci rivedremo.
La neve è tabula rasa sulle strade, i lampioni sono il doppio che all'andata, ed io ringrazio satana per le termiche, maledico dio perché non sono ancora del tutto ubriaco e nel mentre corro come un figlio di puttana.
A casa è diverso, il caldo è un'ottima scusa. Le mie dita scappano dal palmo, volgiono toccarla dove ha senso farlo, lei vuole darsi da fare, vuole farmi vedere che è all'altezza delle puttane che frequento mentre io ho molte meno pretese: mi accontento di venire e addormentarmi.
Per il 50% mantengo le aspettative.
Per l'altro 50% capisco che non ce n'è, mi alzo, e accendo una sigaretta appoggiato al davanzale.
Sarà l'insonnia che mi marca a uomo, mi ripeto;
pensarla dormire è assai strano, mi dico;
la fà sembrare una cosa, la allontana, mi suggerisco;
la confondo col fondale dipinto sulle retine, mi accorgo.

Non ho nessuna risposta, lei nemmeno ma almeno dorme, sfatta, stanca.
Ancora nevica: strato vecchio, strato nuovo, e poi il nuovo che diventa vecchio e poi arriverà altra neve, fiocchi nuovi su fiocchi vecchi, vite che si accatastano un giorno in più e per stanotte sono tutto quello che che c'è, tutto quello che abbiamo.
Neve bianca stretta insieme fino al prossimo giorno di sole.
postato da: rimaniamoamici alle ore 01:32 | link | commenti (9)
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martedì, 30 dicembre 2008

Bang

- della serie: un tuffo nel passato.... -


Oggi BANG! *, si spara, vi regalo un po' d'odio.
Non preoccupatevi, ne resta abbastanza per il sottoscritto.


*Avvertenze: da leggere tutta d'un fiato, incazzati, e ogni bang! deve suonare più forte e più incazzato di quello precedente.

BANG! Sulla folla. Sempre. Che urli o che parli sottovoce è comunque fastidiosa e istupidita. La mia ricetta per educare le masse? Due strati di napalm e uno di cemento.
BANG! Sul mio alcolismo. Diciamo le cose chiaramente: io ho bisogno di bere. Tu no invece, lo so, ed è proprio per questo che bevo, per sopportare la tua adeguatezza.
BANG! Sulle donne. Siete false, frivole e false. E frivole. E dato che Tarantino è il mio messia, vi sparo in testa due volte, non si sa mai. BANG!
BANG! Sui neo-con. Perché tra il fascismo e la destra “adatta ai tempi” la distanza è di marketing, non di sostanza.
BANG! Su chi vive nella mia città. Sogno di posare una cupola di plexiglas sulla cintura di Torino e già mi vedo: sorridente, appoggiato al suo esterno mentre aspiro lentamente ogni centimetro cubo d’ossigeno. Cari concittadini, vi osserverei boccheggiare sgranocchiando popcorn, e l'attimo dopo la vostra orribile morte camminerei per le strade deserte cantando “what a wonderful world” mentre tiro calci ai vostri corpi ancora caldi.
BANG! Sulla televisione. Un colpo al centro esatto dello schermo per i venduti che hanno ridotto in ginocchio l’Italia e raso al suolo le nuove generazioni: avete trasformato un paese malridotto in un paese che si vanta di essere malridotto. Complimenti.
BANG! Sulla mia memoria. Perché ricordo tutte le cazzate che ho detto. Mi dimentico solo di quanto male mi facciano quelle cazzate, così sono libero di farmi male di nuovo.
BANG! Sul governo (passato). La legge sul conflitto d’interessi ve la siete scordata? Fate ridere. Siete servi o stupidi? Non blaterate le vostre solite rispostine politically correct, ve la suggerisco io la risposta corretta: Siete servi stupidi.
BANG! Sui razzisti. Di qualunque tipo siano, perché non conta che pelle hai, se scopi una donna o un uomo o quale culto i tuoi genitori abbiano scelto per te, troverai sempre qualche idiota che pensa di mangiare merda migliore di quella che mangi tu. E si sbaglia, siamo tutti alla stessa mensa del cazzo.
BANG! Sui depressi. La tua vita fa schifo? Anche la mia ma ti assicuro che se eviti di passare il tempo a frignare ti passa più in fretta. E soprattutto tieni a mente che a me non me ne frega un cazzo di te e della tua vita, al massimo ti procuro delle lamette.
BANG! Sul vostro dio del cazzo, qualunque nome gli diate e in qualunque lingua lo preghiate di risparmiare la vostra vita a discapito di quella di qualcun altro. Caro Karl, la religione non è solo l’oppio dei popoli, è anche l’anfetamina degli idioti. Che siano bombe a bordo di un aereo pieno di turisti o bombe sui civili libanesi o bombe al fosforo su falluja, cambia niente, scavi due secondi e trovi qualche dio a benedire gli uni e a maledire gli altri e viceversa. Scavi altri due secondi e scopri che in realtà i potenti si travestono da sacerdoti solo per impressionare i pezzenti e convincerli ad ammazzare altri pezzenti.
BANG! Sul denaro. Perché non è reale ma pesa sulle nostre vite come se lo fosse. Perché scava solchi e giustifica ingiustizie, corrompe ciò che tocca e affama ciò che scansa, perché ci hanno fatto credere che tutto ha un prezzo e soprattutto perché i miei sono solo i deliri di un morto di fame.
BANG! Sugli amici. Vi sparo infami, ma vedrò di mirare due dita sopra la fronte. Vi faccio questo regalo così non vi sentirete troppo in colpa quando mi sparerete nella schiena.
BANG! Su di me. Perché sono un malato, uno di quelli che il proprio equilibrio se l’è giocato in una partita di blackjack anni addietro e ha perso miseramente.
E ora guarda il croupier e si domanda: Avrò abbastanza fiches per restare seduto a giocare un’altra mano?
Mentre avrebbe più senso che si chiedesse: Se cambio le fiches che mi restano, ce la faccio a pagarmi un altro drink al bar?

postato da: rimaniamoamici alle ore 20:33 | link | commenti (9)
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domenica, 21 dicembre 2008

Non ci credo.

Davvero.
Vi racconto tutto perché è divertente. Almeno a me fa ridere, però sono un po' brillo quindi il mio sense of humour è fottutamente elastico. Allora, non perdiamo il filo.
Ieri mi scrive un bravo ragazzo e mi chiede notizie di un post del tempo che fu.
Lacrimo, mi rattristo e gli confido che nella mia bipolarità totale ho cancellato il vecchio blog senza backup o storie simili. Me ne dispiaccio, glielo comunico, bacieabbracci.
Ma non finisce mica qui, cazzo, mica vi racconto ste frociate di norma.
Dunque, sull'onda emotiva il vs.amato blogger vascheggia in rete tra chi lo linka, chi lo cita, insomma: onanismo da scrittorucoli.
E nel mezzo di cotanto sgattaiolare per i più loschi meandri del net , chi ti trovo?
Niente di che, non illudetevi.
Solo uno sfigato su blogspot che ha passato il 2007 a copiaincollare i miei post e a spacciarli per suoi.
Mah, non so francamente come giudicare la cosa, o meglio: non so come giudicare lui, visto che in sè dei post non me ne fotte un granché. Pondero la realtà per estrarre il senso delle cose. Lo faccio spesso da ubriaco.

soppesando...

  • Voglio dire, copia dai migliori e questo è bello.
  • Aggiunge buffe(?) espressioni dialettali, veneto i suppose, e cambia qualche riga per farli sembrare più suoi, ad esempio sostituisce i long island con le birre, e questo è brutto.
  • Se non altro sembra berne un discreto quantitativo (di birra, appunto) e avere qualche tendenza sanamente maschilista (un po' poche, temo.), ma tutto sommato questo è bello.
  • Ha la faccia tosta di scrivere in fondo ad ogni pagina che i testi sono suoi e che non puoi mica scipparglieli, eh no, mica si fanno ste robe, no no. Questo detto da lui è molto brutto. Anche un po' triste, temo.
  • Copia da me e ha Stewie Griffin, Homer Simpson, il Che e Maradona nel template, quindi direi che ha buon gusto, e questo è bene.
  • Non mi linka nemmeno e non scrive da nessuna parte nemmeno un riconoscimento al Cyrano che gli avrà fatto stendere qualche groupie, e questo è male.
  • Nel titolo del blog dice che non gli piace faticare e infatti ruba i post agli altri. Questo indica che è ironico e cinico, il che è un bene, sine dubbio.
  • Scrive non come "nn" e stronzate simili da sms, parla un botto del suo lavoro e in più in certi post prova a fare il simpatico mettendo delle foto che fanno molto reportage vacanziero, ed avere tutte ste robe così vicino alla mie parole mi sa che è male, anzi è male assai. 
  • Credo che ormai abbia smesso di postare, il che è un bene. Quasi un benissimo.

quindi...


Tirando le somme, direi che almeno c'è qualcuno che mi fa i backup in giro per la rete, e questo non so se sia buono o meno ma so che vedere i miei testi così dilaniati mi ha costretto a smontare il mio vecchio pc, mi ha fatto estrarre il vecchio hard disk e dulcis in fundo mi ha fatto sclerare un'ora buona per collegare il suddetto e ritrovare alcune delle mie vecchie bozze (incontaminate, no veneto, no birra, no sms language) che altrimenti non avrei mai ripescato e che sarebbero, inevitabilmente, finite nel dimenticatoio. Non ho ritrovato tutti i post ma ce ne sono alcuni tra quelli a cui tenevo di più.
E a noi che stra-cazzo di minchia ce ne fotte? Direte voi, miei fedeli e sboccati lettori, sorseggiando il vostro the deteinato e tirando colla come fate ogni mattina.
Beh, vi riposterò un po' delle vecchie robe e a sto giro eviterò di cancellarle così se qualcuno vorrà un "Rimaniamo Amici", potrà godersi l'originale. Ecchecazzo.
postato da: rimaniamoamici alle ore 05:21 | link | commenti (15)
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venerdì, 12 dicembre 2008

Dieci buoni motivi per picchiare la tua donna.

O anche quella di un altro, via.


1 - Per tenersi in allenamento.
2 - Perché magari è masochista. anche se nega con forza e piange. magari è masochista e timida.
3 - Per farle guadagnare dei "punti".
4 - Perché magari è incinta. e quindi? direte voi. e quindi partite sempre con un paio di colpi allo stomaco.
5 - Perché sostiene che il suo nuovo rossetto "infallible lip" rosso intenso starebbe molto bene con qualche sfumatura di blu o di viola.
6 - Perché i sacchi da allenamento, in palestra, non hanno effetti sonori come "aiuto" o "credo che una costola mi stia bucando il polmone".
7 - Perché così è scritto nella Bibbia. Almeno sulla mia c'è scritto. A penna. Con qualche errore di ortografia, tra l'altro.
8 - Per farle apprezzare di più tutte le volte che la insulti e basta. in fondo è meno noioso che andare a yoga e non avrete a che fare con una massa di vegetariani che provano a contrarre il buco del culo espirando.
9 - Per avere qualcosa da fare in casa quando hai bevuto. così non guidi e le strade sono più sicure. ENJOY ALCOOL RESPONSIBLY
10 - Perché il dolore è catarsi e purificazione. soprattutto quello altrui.




post (era) valido da 5 a 7 giorni.
postato da: rimaniamoamici alle ore 14:40 | link | commenti (12)
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sabato, 06 dicembre 2008

Da consumarsi entro e non oltre il 10/12/2008


Una volta aperta la confezione conservare in frigorifero.



<<La vita è fatta di piccoli attimi di presente. Tutto qui. Dobbiamo assaporarli e gioire per ogni respiro, per ogni raggio di luce che sommerge le nostre iridi. L'uomo non deve cercare la verità delle cose poiché essa è già nelle cose e pertanto essa è anche in lui.>>
Il mio Maestro disse queste poche parole guardando i miei occhi, e la sua  voce era colma di quella pace che rende illuminati e allontana dagli affanni e dai dubbi.
Io risposi al suo sguardo lasciando che quella pace lambisse anche i miei pensieri e permisi alla verità che egli mi offriva di acquietarmi, dopodiché lo osservai stendere una riga lunga quanto la Torino-Venezia e aspirarsela con la voracità di un tritarifiuti che fa scomparire la mano di qualche incauta casalinga alla ricerca dell'anello di nozze scivolato via con i resti della cena.
Sti cazzi, pensai ammirato.
Alzatomi dal divano gironzolai un po' per le stanze di casa, tenevo tra le mani un godmother il cui ghiaccio era sul punto di sciogliersi e meditavo sulle cose della vita.
In soggiorno era la scena di sempre: due giovani ragazze stavano limonando sul divano davanti a una frappeuse colma di ghiaccio in cui galleggiavano due bottiglie di crystal mentre il mio coinquilino le filmava con la canon in mano e dava loro brevi ordini su come muoversi e come toccarsi: sentivo chiari nella sua voce i tremolii dell'eccitazione.
Mi avvicinai alla sua spalla cercando di fare meno rumore possibile.
<<Dì un po': stai di nuovo facendo finta di essere un produttore americano di film soft-lesbo?>>
Gesù non staccò nemmeno l'occhio dalla camera.
<<Yes...>> rispose scocciato.
<<Posso prendere un sorso di champagne?>> gli chiesi.
<<Nope.>>
<<C'hai messo il roipnol?>>
<<Yes, obviously.>> mi rispose quasi sbuffando.
Non era aria. Salutai con un cenno del capo Maurizio Costanzo ma non ottenni alcuna risposta, il suo sguardo era fisso sulle cosce di una delle ragazzine e le sue energie erano impegnate a reggere il faretto da duemila wolt che teneva in mano. Il caldo e l'eccitazione lo facevano assomigliare a una cazzo di rivoltante fontana umana sputa-sudore: sembrava essere stato strappato via da un quadro di Bosch.
Sorseggiando il godmother mi diressi in giardino, mi era venuto caldo.
Uscito dal portone ci rimasi male rammentando di non avere un giardino ma cercai di ricordare gli insegnamenti del Maestro e senza innervosirmi mi sedetti sul marciapiede provando a mandare giù quel che rimaneva del mio drink.
Ce la feci senza grosse difficoltà.
Le macchine alle tre di notte sono poche, pertanto dovetti aspettare sei o sette minuti prima che ne passasse una abbastanza lentamente perché potessi essere sufficientemente sicuro di centrare un finestrino col bicchiere vuoto.
Il vetro esplose con un fragore che riempì la via. Per un attimo fece scomparire il baccano delle sirene e del traffico in lontananza e quando il rumore tornò, stavolta era accompagnato da una voce femminile urlante e dalla frenata improvvisa dell'auto, mentre dal sedile del passeggero osservai scendere una donna spaventata e insanguinata e dal sedile del guidatore un brav'uomo preoccupato e non sanguinante che si guardava in giro cercando di raccapezzarsi.
Che palle. Mai che becchi una suora, pensai.
Ora che non avevo più il drink in mano l'aria fresca era diventata completamente inutile, e rimuginando su quali siano i tragitti in cui possa essere più facile beccare delle suore in macchina rientrai in casa con l'obbiettivo di bere ancora. Naturalmente.
Non volevo ripassare dal soggiorno per non essere costretto a vedere Gesù e Costanzo rifare quella squallida scenetta del provino e quindi mi diressi in camera, al piano di sopra, con in mente la wodka che tengo in camera da letto per le emergenze di metà pomeriggio, quando mi sveglio e ho ancora sete.
Appena entrato notai che le due ragazze erano ancora lì, fra le lenzuola: una sembrava dormire, l'altra invece mi guardava implorante e se non fossi stato così ubriaco forse ci avrei fatto anche un pensierino. Invece aprii il secondo cassetto del comodino e tirai fuori la bottiglia, mi diressi al mini bar e buttai del ghiaccio in un bicchiere, colmai con la wodka e aggiunsi qualche spruzzo di tonica.
Stavo appoggiato contro la parete e fissavo il letto, quella sveglia intanto aveva iniziato a muoversi, quasi a dimenarsi mentre l'altra rimaneva immobile dal suo lato e sembrava non accorgersi di nulla.
Non so dire se fu la calma che quest'ultima sembrava trasmettere, o se invece fu l'energia di cui l'altra sembrava traboccare o magari più semplicemente fu soltanto colpa del fetore che appestava la stanza, fatto sta che ebbi un'epifania grossa come la Basilicata.
Mi affrettai fuori dalla porta, ignorando i mugolii della sgualdrina e gridai con tutta la voce che avevo in corpo:
<<Gesù!!! Da quant'è che tengo legate le due puttane vietnamite che mi ha regalato Schifani?>>
Sentii imprecare, uno schiarirsi di voce e finalmente:
<<Four or five days, maybe a week...>>
Cazzo, lo sapevo, non stava dormendo: era morta quella puttana.
Rientrai in camera e aprii le imposte, giusto per far cambiare l'aria, ripresi in mano il wodka tonic e tornai nello studio al piano di sotto. Ci avrebbe pensato la donna delle pulizie, tra qualche giorno.
Durante la mia assenza il mio Maestro si era dato da fare: aveva scritto con la bonza un frase di Whitman che ora occupava spavalda la superficie di mezzo tavolino.
"La verità è in attesa di tutte le cose." stava scritto in piccoli caratteri irregolari e nevosi.
Sotto, la stessa frase ma in eleganti e altrettanto nevosi ideogrammi giapponesi.
Chiesi se avesse davvero intenzione di tirarsela tutta e in tutte e due le versioni.
Il suono delle sue narici fu risposta quanto mai esaustiva.
Mentre il Maestro collassava sulla mia vecchia poltrona mi avvicinai alla finestra e rimasi qualche secondo ad osservare l'ambulanza e la pattuglia di sbirri che si occupavano rispettivamente della donna insanguinata e del brav'uomo preoccupato. Finii il mio drink, buttai il ghiaccio sul pavimento e impugnato saldamente il bicchiere chiusi gli occhi e pensai alla verità profonda che sottende ad ogni cosa.
Quando li riaprii misi a fuoco la strada e le persone, feci un respiro particolarmente profondo, presi la mira, e lasciai che fosse la verità a guidare la mia mano.




godmother
3/10 amarettodisaronno
7/10 wodka
ghiaccio, tanto.
sennò si scioglie subito, bimbi.

consiglipergliacquisti
"Addio, Columbus"
Philip Roth
postato da: rimaniamoamici alle ore 11:46 | link | commenti (8)
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mercoledì, 26 novembre 2008

Questo post si è autodistrutto dopo 72 ore.

boom


postato da: rimaniamoamici alle ore 05:24 | link | commenti (23)
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